13enne si toglie la vita: i genitori raccontano la sua storia.

Mancava solo qualche settimana al suo quattordicesimo compleanno, quando Daniel Joseph Fitzpatrick ha deciso di togliersi la vita. La sorella Kristen, 17 anni, lo ha trovato l'11 agosto senza vita, appeso per la cintura dei pantaloni. I genitori, Maureen e Daniel, straziati dal dolore non hanno voluto che il lutto impedisse loro di condividere questa storia. Il figlio era stato vittima di bullismo per così tanto tempo, da non vedere altra soluzione se non quella di farla finita.

L'adolescente aveva scritto una lunga lettera in cui spiegava i motivi del suicidio e i genitori hanno deciso di renderla pubblica. Daniel spiegava come i suoi compagni di classe, e un tempo amici della scuola cattolica che frequentava, si erano improvvisamente accaniti contro di lui, attaccandolo ogni giorno:

"... Anthony ha iniziato tutto. Mi ha preso in giro insieme a John, Marco, Jose e Jack, sempre, fino a quando non è scattata una rissa con lui, si sono fermati tutti, tranne John che era molto arrabbiato... Mi sono battuto con lui e mi sono fratturato il mignolo". Daniel, conosciuto anche con il diminutivo Danny, scrive che i ragazzi si prendevano gioco di lui a causa del peso, dei suoi voti e perché non era abbastanza "duro". E ancora scrive: "Mi sono arreso. Gli insegnanti non hanno fatto NULLA".

"La storia di mio figlio è ora sotto gli occhi di tutti, perché sappiano quello che ha sofferto", ha detto il padre di Daniel. "Nessun ragazzo dovrebbe subire una cosa del genere". L'uomo, ancora, spiega che lui e la moglie non hanno avuto la percezione che la scuola avesse preso sul serio la questione, quando hanno esposto i fatti al preside. "La risposta che ho avuto, tutto quello che LUI ha avuto, 'Starà bene. È seguito da qualcuno? Devi provare con più convinzione, Danny. Queste cose passeranno'". 

Il padre ha usato parole molto forti anche contro i genitori dei ragazzi che Danny ha menzionato nella sua lettera: "Dovreste abbracciare i vostri figli ogni giorno e ogni notte, io non avrò più questa possibilità. Dal momento che i vostri piccoli mostri mi hanno portato via mio figlio, lo hanno portato via a mia moglie e a mia figlia. Danny era un ragazzo gentile, un'anima nobile. Non c'era niente di perfido in lui... Vorrei solo sentirgli dire di nuovo 'buongiorno papà', ancora una volta. Così potrei dirgli 'buongiorno, ti voglio bene', come ho sempre fatto".

Ancora immersi in un dolore profondo, i genitori di Danny e la sorella sperano che aver pubblicato le parole del ragazzo possa servire a puntare l'attenzione su un problema così stringete come quello del bullismo e, soprattutto, sulle fatali conseguenze che può causare. Niente potrà riportare in vita il loro Danny, ma le parole del ragazzo potrebbero essere d'aiuto ad altre vittime di bullismo. Potrebbero salvare la vita a qualche altro adolescente.

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